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Autostima e senso di inadeguatezza: perché non ti senti mai abbastanza e come uscirne

Ci sono persone che dall’esterno sembrano sicure, competenti, persino brillanti. Eppure dentro si sentono costantemente “non abbastanza”. Non abbastanza capaci. Non abbastanza intelligenti. Non abbastanza interessanti.

Il senso di inadeguatezza non sempre si vede, ma pesa. Influenza le relazioni, le scelte professionali, il modo di parlare, persino il modo di stare in silenzio.

L’autostima non è un tratto fisso della personalità. Non si nasce con “tanta” o “poca” autostima. Si costruisce nel tempo, attraverso le esperienze, i legami, i messaggi ricevuti e quelli interiorizzati. E proprio perché si costruisce, può anche essere trasformata.

Cos’è davvero l’autostima (e cosa non è)

L’autostima viene spesso confusa con la sicurezza o con l’arroganza. In realtà è qualcosa di molto più profondo.

Avere una buona autostima non significa sentirsi superiori agli altri, ma riconoscere il proprio valore indipendentemente dagli errori o dai risultati. Significa poter sbagliare senza sentirsi sbagliati.

Una bassa autostima, invece, porta a misurare il proprio valore solo attraverso le prestazioni, il giudizio altrui o il confronto continuo. Ogni errore diventa una conferma di non valere abbastanza.

Nel tempo questo meccanismo può generare insicurezza costante, paura del giudizio e difficoltà nelle relazioni.

Se vuoi approfondire il tema delle dinamiche relazionali, nella sezione dedicata a

👉 Relazioni e difficoltà relazionali

trovi un focus su come l’immagine di sé influenzi il modo di stare con gli altri.

Da dove nasce il senso di inadeguatezza

Il senso di non essere abbastanza raramente nasce dal nulla. Spesso affonda le radici nelle prime esperienze di vita.

Messaggi ricevuti nell’infanzia

Frasi come “puoi fare di più”, “non è abbastanza”, “guarda tuo fratello”, ripetute nel tempo, possono diventare una voce interna critica. Anche in contesti affettivamente presenti, aspettative molto alte o confronti continui possono minare la fiducia in sé.

Esperienze di rifiuto o esclusione

Bullismo, isolamento sociale, relazioni affettive svalutanti o fallimenti vissuti come umiliazioni possono lasciare un segno profondo.

Standard personali irrealistici

Alcune persone sviluppano un perfezionismo molto rigido. Nulla è mai sufficiente. Il risultato è che anche i successi vengono minimizzati, mentre gli errori vengono amplificati.

In alcuni casi, il senso di inadeguatezza può essere collegato anche a esperienze traumatiche o a vissuti emotivi non elaborati. Se senti che il passato continua a influenzare il tuo modo di vederti, può essere utile leggere la sezione

👉Trauma e vissuti emotivi

Come si manifesta una bassa autostima nella vita quotidiana

Non sempre la bassa autostima è evidente. A volte si nasconde dietro comportamenti che sembrano l’opposto.

Può manifestarsi attraverso:

  • difficoltà a dire di no

  • bisogno costante di approvazione

  • paura di esporsi o di parlare in pubblico

  • procrastinazione per timore di fallire

  • relazioni in cui si accetta più di quanto si desidera

  • autosvalutazione continua

Altre volte prende la forma di iper-competenza: lavorare troppo, fare sempre di più, cercare di dimostrare costantemente il proprio valore.

In entrambi i casi, il messaggio di fondo resta lo stesso: “Devo meritare di essere accettato”.

Il confronto continuo e l’effetto dei social

Negli ultimi anni il confronto è diventato costante. I social mostrano vite curate, successi, corpi perfetti, relazioni apparentemente armoniose.

Il confronto, se non mediato, può rafforzare l’idea di essere indietro, sbagliati o inferiori. Si tende a confrontare il proprio dietro le quinte con il palcoscenico degli altri.

Questo meccanismo alimenta insicurezza, senso di esclusione e pressione a performare.

Il senso di inadeguatezza non si supera convincendosi a forza di essere migliori. Non si scioglie con frasi positive ripetute allo specchio. Si trasforma quando si inizia a guardare la propria storia con occhi più comprensivi e meno giudicanti.

Spesso, dietro quel “non sono abbastanza”, c’è una parte che ha imparato a proteggersi. Una parte che ha interiorizzato aspettative alte, confronti, critiche o delusioni. Non è un difetto di personalità: è un adattamento che, a un certo punto, ha smesso di essere utile.

Lavorare sull’autostima significa costruire un rapporto più stabile con se stessi. Significa poter riconoscere i propri limiti senza sentirsi inferiori, accogliere i successi senza sminuirli, attraversare un errore senza trasformarlo in una sentenza.

Non si tratta di diventare perfetti. Si tratta di sentirsi legittimi. Di poter occupare spazio senza dover continuamente dimostrare qualcosa.

Se senti che il senso di inadeguatezza sta influenzando le tue relazioni, il lavoro o le scelte importanti, può essere utile dedicarti uno spazio di ascolto e comprensione. Nel tempo, quella voce critica può diventare meno severa. E il “non sono abbastanza” può lasciare spazio a qualcosa di più equilibrato, più vero, più tuo.